Le confindustrie del G7 valutano nuove strategie per la salvaguardia dell’economia mondiale e per la sostenibilità della transizione ecologica
Il B7 indica quattro priorità globali. Catene del valore fragili e transizioni ambientali richiedono cooperazione, neutralità tecnologica e riforme strutturali.
Dopo l’importante vertice ministeriale delle sette economie più forti del mondo (Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Usa), dedicato ai temi ambientali ed energetici, nei giorni scorsi le confederazioni industriali degli stessi sette Paesi si sono riunite per identificare le priorità dell’agenda economica globale e per rivolgere alla Presidenza italiana (che guida il G7) raccomandazioni e proposte finalizzate ad affrontare in maniera coordinata le urgenti transizioni a cui sono chiamati l’industria, i governi e la società. In particolare, la Dichiarazione Finale del B7 indica tra le principali priorità: l’impatto dell’incertezza mondiale sulle catene globali del valore; le transizioni climatica, energetica ed ambientale; le opportunità poste dalla “data economy” e dalle tecnologie digitali; le sfide legate al mercato del lavoro.
Fragilità delle catene globali del valore
Soffermiamoci sulle prime due priorità. Il gruppo B7 e la Presidenza del Governo italiano convengono sul fatto che la recente crisi pandemica e le attuali crisi geopolitiche nell’Europa dell’Est, in Medio Oriente e nell’area sud-asiatica abbiano mostrato le debolezze profonde delle catene di approvvigionamento mondiali e i limiti, causati dalla scarsità di regole, di una globalizzazione che ha indebolito le democrazie e le loro economie. Per tale motivo, la proposta comune (e necessaria) è quella di lavorare per una maggiore cooperazione fra i Paesi del G7 e tra le loro rappresentanze industriali, coinvolgendo anche quelle nazioni che ne condividano la stessa visione.
La transizione ecologica “equa e inclusiva”
Rispetto alle tematiche ambientali ed energetiche, le sette Confindustrie hanno discusso circa la necessità di rivedere l’approccio alla transizione ecologica, che deve essere “equa e inclusiva”, superando gli errori del modello green “accelerato” e “irrealizzabile” compiuti dalla Commissione UE. Una transizione energetica più morbida (considerata maggiormente realistica) che non metta in ginocchio il tessuto produttivo più innovativo e i suoi lavoratori, e che punti sulla centralità della neutralità, ovvero sull’apertura a tutte le tecnologie sostenibili e alle fonti utili alla transizione, compresi gas liquefatti e biocarburanti, infrastrutture dotate di sistemi di cattura dell’anidride carbonica e nucleare (in attesa di quello a fusione), sempre più necessaria per il raggiungimento degli obiettivi dell’autonomia strategica e industriale, della sicurezza energetica, della fornitura di energia a prezzi sostenibili e della competitività delle economie dei Paesi del G7.
Infrastrutture, investimenti e riforme necessarie
Per agevolare maggiormente la decarbonizzazione delle produzioni, è fondamentale, però, che gli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture siano accompagnati dalle sacrosante riforme relative allo snellimento della burocrazia, come nel caso italiano.
© Riproduzione riservata
Autore
Laureato in Scienze Politiche, PHD in Diritto delle Relazioni di Lavoro (Fondazione Marco Biagi Università Modena e Reggio Emilia). Presidente di Ripensiamo Roma, opinionista, ambientalista.
Iscriviti alla newsletter di PuntoEduca | Informare. Innovare. Crescere.
Rimani aggiornato con la nostra selezione dei migliori articoli.